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pubblicato il 13/09/2017 17:53:30 nella sezione "News & Curiosità"
L’arte di fare un pecorino un pecorino d’arte-  Paolo Piacenti Se tra le vigne e le distese di verde del tratto Firenze-Siena si contano nomi importanti della ristorazione, favoriti da una tradizione gastronomica che in Toscana è storica, negli ultimi tempi sia l’Unesco che il turismo del vino
hanno “scoperto” settori di nicchia, trasformandoli e aggiungendo una crescita in qualità. Vini, insaccati, il formaggio, la tavola……un mondo variegato da mille proposte, allettante e pieno di fascino, che merita una nostra esplorazione alla ricerca di quelle cose curiose, storie, aneddoti, tecniche e abitudini che
meritano la nostra attenzione.

Come l’arte, che chi produce può trovare nelle forme, nelle etichette, nel packaging, nei colori e nei sapori, l’arte si può trovare anche in un pecorino, secondo Paolo Piacenti, “affinatore”…. termine di uso esclusivo ai produttori di formaggio, che significa colui che aggiunge al prodotto un ingrediente che lo renderà unico e inconfondibile: per affinare il formaggio può servirsi di foglie di noce, cenere, vinacce, pomodoro; può affinare in barrique o utilizzare
tanti altri ingredienti. Forme d’Arte, nata negli anni ’70, è un vero e proprio laboratorio di affinamento dove ogni formaggio segue un preciso percorso, studiato nel dettaglio da Paolo Piacenti, il fondatore, che trasferisce nelle creazioni
casearie sapori, delizie non solo per il palato ma anche per gli occhi, colori che incantano, profumi ed esperienze di vita, l’Arte per Piacenti è una
componente della sua vita, una sensibilità particolare verso il bello in quanto,
cresciuto in una casa dove il padre viveva in un contesto d’arte circondandosi di artisti e scultori, ha avuto l’idea – innovativa – di farsi fare delle etichette dei suoi pecorini da artisti, toscani e non, ogni artista una tipologia diversa di
formaggio.

Per il Pecorino a latte crudo della Garfagnana, per esempio, in cui si percepiscono tutte le essenze delle erbe pascolate, l’artista giapponese
Masato Yoshioka ha realizzato Vento sulla spiaggia, una figura femminile con i capelli scomposti da una folata; il Pecorino a latte crudo di Volterra, invece, rappresenta la facciata della chiesa di Santa Chiara per opera del pittore Nico
Paladini. Il Pecorino di Pienza stagionato è opera di Masato Yoshioka che sceglie per etichetta Una notte tranquilla: l’immagine di una donna sullo sfondo di un cielo notturno toscano. Sul Pecorino stagionato in grotta, stagionato su assi di castagno, si riconosce l’immagine di un villaggio bianco.

È Sassi, un'etichetta disegnata sempre dal fiorentino Nico Paladini. E poi ancora, opere di Fabio Calvetti, Fabio Romiti, dell’artista americano Edwuard Giobbi e del fiorentino Giovanni Maranghi. Nove artisti hanno lavorato su
circa quaranta prodotti differenti, ciascuno unico per sapore e immagini.
Infine le etichette color vinaccia lieve, commissionate ad Elisabetta Rogai, l’artista
che ha creato per Piacenti etichette dipinte con il vino con immagini di donne,
ebbre di vino, passionali e sognanti, scapigliate e sensuali.

Dunque arte, declinata in mille modi, privilegiando le immagini femminili in quanto, come afferma Piacenti, “il tema ricorrente è sempre la donna in
quanto, a differenza di altre regioni, in Toscana la prerogativa di fare il formaggio è stata, fin dal Medioevo, prettamente femminile. Erano le donne
che si occupavano dei formaggi e i metodi di lavorazione si tramandavano di
madre in figlia. Solo le donne possiedono la sensibilità giusta per capire
quando lavorare la cagliata” Paolo Piacenti ha dunque creato un prodotto unico, nato da una intuizione, di qualità ma anche una facile comunicazione, dare una veste colta ad un
prodotto toscano, un prodotto della terra, dunque “artista del formaggio”, esperto selezionatore e affinatore appassionato della tradizione casearia
toscana, uno che ha lungamente cercato, e ritrovato, i pastori che lavorano il latte come si faceva una volta, ottenendo formaggi di cui avevamo quasi persa ogni traccia.

Pittori toscani che hanno realizzato appositamente le etichette dei formaggi,
rendendo così ogni "forma" unica ed inconfondibile, cibo, arte e bellezza
medioevale tra le mura di antiche città toscane, San Gimignano e Lucca.

Forme d’Arte Formaggi
Di Paolo Piacenti
Via San Matteo - 53037 San Gimignano (SI)
Via San Paolino Lucca
Press: Cristina Vannuzzi Landini
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pubblicato il 13/09/2017 09:59:21 nella sezione "News & Curiosità"
CUORE E GUSTO Cuore e Gusto, Devis Pinto e Gabriel Davide Cucco, un fil rouge che lega con un linguaggio identico la cucina del nuovo Ristorante Cuore e Gusto, basata principalmente sulla materia prima, con il rito quotidiano della spesa che li porta fra le bancarelle del mercato, l’occhio attento ai prodotti della terra, la stagionalità della verdura e il pesce che arriva ogni giorno dalle barche dei pescatori.
Nel locale totalmente white parlano i colori e i sapori, in cucina piatti della tradizione arricchiti dalla ricerca e dalle nuove tecniche, tanta attenzione al contemporaneo ma l’occhio ben fermo alla storia, per non farsi fagocitare da tendenze destinate a diventare moda per venir poi abbandonate di lì a poco, piatti che parlano un linguaggio fatto di prodotti di mare e di terra, naturali, dove si trovano attente cotture e accostamenti rigorosi mirati alla valorizzazione di ogni ingrediente, e dove il “rispetto” per la natura diventa fondamento di ogni proposta, piatti tradizionali per un vero e proprio percorso di gusto per una clientela che desidera provare consistenze e sapori nuovi.

Gabriel Davide Cucco, il Titolare, che esordisce dicendo: amicizia, condivisione e buon cibo sono sempre andati di pari passo, ho esperienze
diverse in giro per il mondo, per me il cibo è condivisione e creatività, tradizione e ricerca. Cuore e gusto, la cucina si fa con il cuore, coinvolgendo i ricordi, deve raccontare le esperienze di chi cucina ma anche i sogni, le
emozioni, ogni piatto deve raccontare la passione e la competenza nella misura in cui è rappresentato come gustoso e invitante. Ho voluto creare Cuore e Gusto dove il cibo profumasse di terra, l’odore di casa mia, dove
rinasco mille volte, ogni volta che entro nel mio locale, trovo sapori antichi, che fanno parte della mia vita, che mi accompagnano in ogni evento
cadenzando i momenti, fanno ridere la mia anima e mi accompagnano fra la gente.

E ci presenta il giovane chef Devis Pinto, il paradigma di una cucina semplice, figlia della memoria, i prodotti al centro del piatto, segnati con eleganza da tocchi d’inventiva, una cucina eccezionale di cui il giovane chef è padrone, una base di cucina classica con la sorpresa di piccole variabili geniali per sapori inattesi, il filetto di maiale in crosta di sesamo con coulis di melograno e infuso di gingseng, ribes e vaniglia, le sfumature di un calamaro, l’uovo tra sogno o realtà, il baccalà in sous-vide, con i coralli di mare, il Brownie a cui non puoi resistere, lo chef è la testimonianza di come la cucina, interpretata con fantasia, possa trasformare i piatti della tradizione in momenti di emozioni e che la cucina stessa, come l’arte, sia la cultura di un popolo e di
come un talento innato possa emergere in autonomia, al di là di guide e stampa di settore, un talento innato per trasformare antichi sapori in nuove e voluttuose emozioni.

Ristorante Cuore e Gusto
Via Codigoro 30 – 06/52378038
Roma, zona Vitinia

Testo: Cristina Vannuzzi
Crediti ph: Stefano Mileto
ilfotografodeglichef.it
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pubblicato il 20/07/2017 11:16:38 nella sezione "News & Curiosità"
TRATTORIA NEROMO  Il fascino discreto dell’Oltrarno nella cucina dei fratelli Guidi Neromo, sembra quasi una cantilena, fiabe popolate di elfi e gnomi, fate gentili e l’uomo nero, il neromo, leggero come una farfalla, che evoca colori e battiti di ali, mossi da un refolo di vento, sembra uscito da una poesia… un vezzo di un bambino.

Siamo a Firenze, nell’Oltrarno fiorentino, l'atmosfera è d'altri tempi, si conoscono tutti e si chiamano per nome. Il fornaio, l'edicolante, la bottega del restauro, il doratore e il corniciaio, il ciabattino che risuola le scarpe, l’ebanista: sono loro i protagonisti della vita di questo piccolo borgo, un paesino nella città.

La città sembra lontana, qui siamo in Oltrarno, la parte meno conosciuta di Firenze, ormai fatta di turismo del mordi e fuggi, questa è la parte più amata dai fiorentini in quanto non meno glamour, ma qui si respira la vera Firenze fatta di botteghe e fondi, tra un vociare che è quasi un leit motiv affascinante, una base musicale al tran tran cittadino, “le botteghe” dei maestri d’arte dei mestieri dimenticati, tramandati, nozioni apprese da padre al figlio, locali e magazzini appartati, discreti, quasi nascosti.

Qui hanno aperto un locale Gianmarco e Tommaso Guidi, avevano il PantaRei, grande ritrovo di vip e calciatori, e da qualche anno hanno aperto questo sogno, il loro sogno lungo una vita, fatto di scelte e di coraggio, anche tenacia e professionalità in un mondo difficile come la ristorazione. Una volta in questo fondo c’era il vinaino, le famose botteghe che servivano per la mescita del vino affiancato da qualche stuzzichino spartano ma
gustoso, qui la botteghina di una volta teneva di tutto, dalle lamette da barba ai biscotti, poi la prima ristrutturazione e la successiva trasformazione dei fratelli Guidi in un locale di tendenza, con cucina creativa, dove si passa
indifferentemente dal pesce freschissimo alla trionfante bistecca alla fiorentina e piatti tipici fiorentini e, primo attore, la pizza, unica, in tutte le
stagioni, quella al tartufo.

Sembra di entrare in un paese incantato, dove la bellezza delle pietre delle pareti a facciavista si sposa con il morbido bianco del locale, l’ambiente è glamour, di tendenza, molto raffinato, clientela di livello con frequentazione di calciatori, Giancarlo Antognoni, il pugile kossovaro ormai fiorentino Vigan Mustafà, i giovani talenti Bernardeschi e Chiesa con Cesare Prandelli.

L’Arredamento è moderno, le forme che si armonizzano con i cromatismi del cibo, l’ingresso è dominato da un bancone che accoglie gli ospiti nell’attesa, dalle finestre la luce e il colore che variano negli ambienti, trasparenze impalpabili ed evanescenti che creano emozioni, e fuori la vita e i rumori della piazza dominata dalla Chiesa del Carmine, bella e armoniosa nel suo rigore.
E poi il silenzio della notte con gli attimi di magia che danno vita alle forme, capannelli di giovani che ridono nella notte, sembra quasi di vedere le figure dei vecchi artigiani che toccano i loro capolavori delicatissimi come le corde di un violino per un concerto di archi, per creare nell’insieme un'opera d’arte, che si ripete da sempre, notte dopo notte, nell’Oltrarno fiorentino.

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pubblicato il 18/07/2017 15:00:09 nella sezione "News & Curiosità"
Al via la XXXIV Festa del Vino e del Buglione di Palazzone Tutto pronto per la XXXIV edizione della Festa del Vino che si celebra ogni anno nel piccolo borgo del comune di San Casciano dei Bagni, un’occasione unica per degustare le migliori etichette prodotte nel territorio, da sempre particolarmente vocato alla produzione di vino.)

Da non perdere quindi dal 27 al 30 Luglio 2017 la XXXIV Festa del Vino e del Buglione a Palazzone, organizzata dall’Associazione Nuova Pro-Pal con il patrocinio del Comune di San Casciano dei Bagni, che lascia incontrare i buoni vini e la buona tavola in un mix perfetto.

Conosciuto fin dal XVI secolo per la produzione di buon vino, il borgo di Palazzone si trova all’estremo sud della Valdichiana senese proprio a confine fra Toscana e Umbria e proprio questa peculiarità rende i vini di Palazzone così particolari. Se da una parte infatti vi si ritrova la rotondità e la forza dei più conosciuti Nobile o Brunello, dall’altra la morbida sinuosità tipica dei vini umbri, li rende più amabili e particolarmente apprezzati dal pubblico.

Fin dalla sua prima edizione nel 1981, la Festa del Vino di Palazzone si è posta come obiettivo quello di promuovere e far conoscere la qualità dei vini del territorio accostandoli anche a prodotti tipici e abbinandoli ai piatti della tradizione. Così la Festa del Vino si divide in due aree, la zona ristorante dove è possibile cenare con i piatti preparati dalle donne del paese, che cuoche di professione non sono ma poco hanno da invidiare ai grandi chef, e l’Enoteca nella caratteristica piazzetta del pozzo, dove ci si può fermare a degustare i vini delle cantine del territorio magari accompagnandoli con un tagliere di salumi e formaggi toscani.

“Anche quest’anno siamo felici di portare avanti la tradizionale Festa del Vino – afferma il Presidente dell’Associazione Nuova Pro-Pal Luca Manfrè – che ormai da molti anni rappresenta l’identità del nostro piccolo borgo facendo conoscere prodotti di eccellenza a turisti, visitatori e abitanti della zona. Visto il successo degli scorsi anni abbiamo voluto aggiungere una data alle tre serate canoniche e quindi la Festa inizierà Giovedì 27 per terminare Domenica 30 Luglio. Restano ovviamente i capisaldi della nostra festa come il ristorante che propone ogni sera un menu differente, il ballo in piazza e ovviamente l’Enoteca dove abbiamo cercato di inserire vini non presenti nell’area ristorante per dare maggiore scelta e per offrire una panoramica generale dei prodotti. Per il secondo anno consecutivo sarà presente anche uno “spazio museo” allestito in una cantina del paese, un vero e proprio viaggio nel tempo alla scoperta o riscoperta di antichi utensili, giocattoli e attrezzi utilizzati dai nostri nonni e non solo. Un’altra bella iniziativa che continua ad ottenere successo è quella del concorso fotografico, giunto alla terza edizione che quest’anno avrà titolo “I frutti del mio territorio – La nostra terra e la tradizione enogastronomica raccontata attraverso l’arte della fotografia” e che, per la prima volta, sarà aperto anche ai bambini”.


Un evento da non perdere quindi la Festa del Vino e del Buglione a Palazzone dal 27 al 30 Luglio 2017

Cantine Partecipanti:

Azienda San Filippo
Cantina Gentili
Cantina Giacomo Mori
Cantine Ravazzi
Il Roglio
Podere Bolgherino
Podernuovo a Palazzone

PROGRAMMA
Tutte le sere
• Apertura ristorante ore 20,00
• Apertura Enoteca ore 21,00
• Ballo in piazza
• Esposizione mostra fotografica
• Spazio Museale



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pubblicato il 17/07/2017 15:18:16 nella sezione "News & Curiosità"
STORIE E PROFUMI ANTICHI PER NUOVE EMOZIONI  la storia di una famiglia legata al mare
"A Firenze La Piccola Corte Di Agnese


Ti vengono incontro e sorridono, prima con gli occhi e poi con la bocca, e nei loro occhi vedi il mare, il lentischio e il mirto, le rocce levigate dall’acqua, lenta e continua, gli olivi bassi d’argento. Sicuramente Angelo e Agnese Puddu ci pensano, al loro mare, la nostalgia, qui in Sardegna, la chiamano “il mal dell’isola” e li capisco, arrivati a Firenze dalla Sardegna per aprire La Piccola Corte, una boutique del pesce, tanto è mignon e curata, adattandosi ai ritmi cittadini di una Firenze dalla cucina impostata sulla “fiorentina”, per cui hanno anche dovuto dimostrare che conoscono il pesce e i mille modi per cucinarlo.

La loro Sardegna è il mare azzurro, vele tese verso il sole, sabbie di velluto, un perenne e leggero refolo di vento, estate attesa tutto l’anno; un fazzoletto di spiaggia, lo sguardo verso le rocce, lisce e levigate dal ritmo lento dell’acqua, il profilo severo dei monti, poi il verde antistante la spiaggia, unico, spudorato nei colori, un trionfo di profumi, mirto, lentischio, olivi nani: qui la storia di una famiglia, persone assolutamente normali, ma non banali, piene di passione per la loro terra, una grande cultura e talento inedito per la tavola, le vele, le barche da pesca, sogni di evasioni per paesi lontani, sogni legati al mare, una vita cadenzata dal movimento delle onde, una ninna nanna inesorabile, dolce, ripetuta senza tempo che, quando si rannuvola il cielo, prende corpo e violenza come se fosse un dispetto degli dei, un “piccolo mondo” dal basso profilo, ormai nei ricordi dei vecchi, un esclusivissimo e discreto ristorante sul mare quello della famiglia in Sardegna, dove, nelle notti d’estate si poteva ascoltare il fascino del silenzio, ed ognuno di velieri che raccontavano fughe e viaggi, romanzi d’ amore e d’avventura, vele imponenti, fragili come farfalle, storie di marinai, storie di uomini.

Il mare, come sosteneva il grande scrittore/marinaio Joseph Conrad, è un’ esperienza che mette alla prova tutti i sensi: la vista, l’udito, l’olfatto, il tatto…….per Angelo va inserito anche il gusto nell’assunto conradiano: un
ragazzo cresciuto sul mare, amante del mare così tanto da essere uno chef/pescatore, nato e cresciuto in un lembo di terra incastonata tra il mare azzurro e la durezza dei monti, il profumo del salmastro che si confonde al vento; Angelo vive la sua passione fra la cucina del ristorante di famiglia e la pesca, il suo elemento è il mare, per uscire con la sua barca, attrezzata alla pesca, buttare le reti al tramonto e andarle a ritirare alle prime luci dell’alba, piene di pesce, guizzante, vivo, nella profondità del blu, gli stridi rauchi di gabbiani, con la luce che penetra nell’acqua, sotto il cielo invernale livido di pioggia, per ripetere all’infinito la storia di un rapporto intenso dell’uomo con il mare, sempre in bilico tra attese e incontri.

Storie, profumi, sapori incancellabili, trasmessi, che oggi il giovane chef ripropone: grande talento, materia prima e la volontà di valorizzare i prodotti del territorio: il successo di un “figlio d’arte” per niente scontato, il paradigma di una cucina semplice, figlia della memoria, i prodotti al centro del piatto, segnati con eleganza da tocchi d’inventiva, una cucina eccezionale di cui il giovane chef è padrone, una base di cucina classica con la sorpresa di piccole variabili geniali per sapori inattesi: il polpo con le patate, gli spaghetti con i paraculi, piccolissimi moscardini appena nati, le alici appena pescate, crude con la cipolla fresca, l’impepata di cozze, il risotto agli scampi, gli spaghetti alle vongole, la carbonara di mare, la frittura inimitabile di un pesce di paranza appena pescato, gli inediti occhioni e i sugarelli, considerati a torto “pesce povero”, la pasta fatta in casa, i dolci di Agnese, vere emozioni, dalle ricette della nonna, custodite e rigorosamente segrete.

Lo chef Angelo Puddu è la testimonianza di come la cucina, interpretata con fantasia, possa trasformare i piatti della tradizione in momenti di emozioni e che la cucina stessa, come l’arte, sia la cultura di un popolo e di come un talento innato possa emergere in autonomia, al di là di Guide e stampa di settore, a volte penalizzanti. Per Angelo il Tirreno ha il suo linguaggio, una cucina principalmente di pesce, da sempre basata sulla materia prima, con il rito quotidiano della spesa anche più volte al giorno che porta Angelo fra le
bancarelle del mercato con il pesce arrivato ogni giorno dalle barche dei pescatori. In cucina che con la nuova brigata lavora per far arrivare al tavolo piatti della tradizione arricchiti dalla ricerca e dalle nuove tecniche: tanta attenzione al contemporaneo ma l’occhio ben fermo alla storia, per non farsi fagocitare da quelle tendenze destinate a diventare moda per venir poi abbandonate di lì a poco, piatti che parlano un linguaggio fatto di prodotti di mare, dove si trovano attente cotture e accostamenti rigorosi mirati alla valorizzazione di ogni ingrediente, e dove il “rispetto” per la natura di ognuno di esso diventa fondamento di ogni proposta, lo stesso rispetto che da sempre è stato rivolto ad ogni cliente che ha varcato la soglia. 

Una passione la sua, il mare aperto e sconfinato, le ricette di casa per un mix di sensazioni, scuola di vita e atmosfere, una filosofia di vita forgiata dalla famiglia, un talento innato per trasformare antichi sapori in nuove e voluttuose emozioni.

In questi giorni una visita inaspettata, Vigan Mustafà, il pugile professionista Kossovaro naturalizzato fiorentino, alla vigilia del combattimento internazionale del 27 luglio prossimo al Palarena di Sesto, che anticipa l’incontro per il titolo italiano categoria mediomassimi.


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pubblicato il 25/05/2017 11:58:11 nella sezione "News & Curiosità"
CALABRIA CON VISTA
"A Roseto Capo Spulico un premio ai giovani chef che fanno grande la Calabria


Roseto Capo Spulico, un castello medievale arroccato sulla scogliera posta a picco sul mare, fondato nel X secolo, costruito sui ruderi di un antico monastero a sua volta eretto sulle rovine di un antico tempio pagano, noto come il Tempio di Venere in Calabria. A Roseto Capo Spulico le sfumature di viola, rosa e bianco dei campi pieni di fiori si perdono nel blu del mare della Calabria, dove, primo attore, il 24 maggio è stato presentato l’evento Calabria con Vista de La Calabria dell'Alta Cucina, la Calabria dei giovani
chef che stanno conquistando il mondo presentando i prodotti di eccellenze della Regione Calabria, un riconoscimento ad un piccolo team di giovani, che, giorno dopo giorno, fanno grande la Regione e i suoi prodotti del territorio.

A gennaio il New York Times ha incoronato la Calabria tra le mete del 2017, il quotidiano statunitense ha stilato una lista che comprende 52 destinazioni da visitare, la regione italiana, prescelta per l'eccellenza culinaria e le sue bellezze, è proprio la Calabria, regione “dimenticata”, visitata solo nel periodo estivo, mai citata nei circuiti dei critici e delle guide, non facile per essere raggiunta. E da gennaio si stanno “scoprendo” nuovi chef, giovanissimi, nuove storie di famiglie e territori, una importante conferma anche grazie al lavoro che, da tempo, viene portato avanti dagli agricoltori, considerato che la Calabria non ha industrie alimentari, ma tante piccole aziende che portano avanti le tipicità e le colture della regione.

I Premiati: Caterina Ceraudo, Filippo Cogliandro, Luca Abbruzzino, Antonio Biafora, Anna Wyczawska, Emanuele Lecce, Francesco Mazzotta, Lorenzo Pupo, Roberto Mantuano, Vittorio Caminiti, Ennio Avolio, Alfonso Bombini,
Franco Laratta, Fabio Tarantino, Nino De Lorenzo.

Come ci dice Filippo Cogliandro, uno degli chef premiati, nel nostro cuore c’è la Calabria e il nostro obiettivo è quello di contribuire a dare alla
nostra Regione un’identità gastronomica ben definita, attraverso la valorizzazione delle realtà locali, creando profonde sinergie fra i prodotti del
territorio, i produttori di vino e naturalmente l’agricoltura. Finalmente la grande stampa nazionale e mondiale si sta accorgendo che in Italia c’è anche la Calabria, e in questo modo la nostra attenzione del territorio diventa, attraverso anche quello che noi insegniamo quotidianamente alla nostra brigata, un patrimonio da trasmettere ai giovani.

Noi siamo convinti che la nostra cucina, la nostra arte culinaria, per essere tale, debba poggiare sull'alta qualità delle materie prime e sul rispetto del prodotto e del territorio - trovando in quest'ultimo la sua fonte di ispirazione; la nostra è una continua ricerca della nostra terra, non è nostalgia della "tradizione” ma una filosofia che supera il confine della cucina, deve essere un pretesto per parlare della nostra Regione. Il nostro impegno gastronomico ci dice insieme agli altri premiati, si spiega con il rispetto del prodotto e l'arte di valorizzarlo al massimo, il risultato deve essere visibile sia nel sapore che nell'estetica, delicato, semplice ma sorprendente.

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pubblicato il 26/02/2017 00:42:38 nella sezione "Catalogo Ristoranti"
Enoteca Enotria a Cortona dove mangiare e bere bene al prezzo giusto L'Enoteca “Enotria” nasce nel 1983. Rilevata nel marzo 1985 da Solfanelli Imola, l'attività cresce fino ad includere nuovi soci, Tozzi Alma e, infine, il figlio di Imola, Daniele Monacchini e la moglie, Rinchi Silvia. Quest'anno ha compiuto venticinque anni di attività. Lunga la lista dei soci e dei partner da citare ci limitiamo a ringraziare: Italo Monacchini, insegnante che ha dedicato molto del proprio tempo, aiutando la moglie Imola e Elio Vitali, figura centrale nel commercio del vino della nostra zona, imprenditore. Un ringraziamento va a tutti i collaboratori che negli anni hanno contribuito a far crescere l'attività.

Sin da subito l'Enoteca “Enotria” è diventata il luogo di ritrovo di tantissimi giovani e di accoglienza per i numerosi turisti. La ciaccia è il prodotto che ha reso famoso in Italia questo locale.
La ciaccia è un pane (farina, lievito e acqua), tipico della cultura contadina, che veniva utilizzato per provare il forno nelle famiglie contadine della Valdichiana sin dagli anni quaranta. Ancora oggi conserva quel sapore genuino di una volta.
La ciaccia viene farcita con salumi di maiale, di cinghiale e di cervo, abbinati con formaggi e vegetali.

Negli anni il locale si è distinto per i prodotti tipici (vino, olio, pane e salumi) e per essere diventato nel tempo a partire dal 2000 uno dei locali più frequentati dai giovani della zona. Tutto questo preservando le tradizioni, la tipicità del locale senza cedere alle lusinghe del turismo di massa e del “fast food”.
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pubblicato il 22/01/2017 13:03:34 nella sezione "Ristoranti di Pesce"
pubblicato il 12/12/2016 15:30:23 nella sezione "Ricette"
pubblicato il 12/12/2016 15:25:26 nella sezione "News & Curiosità"
I magici sapori della Calabria  nella cucina di Filippo Cogliandro Non è difficile essere felici in Calabria, ma è un’operazione che richiede un adattamento biologico oltre che culturale: bisogna imparare a vivere il tempo alla maniera dei Calabresi …… in poche righe l’immenso concetto di “vita in
Calabria” perché è una Regione che va vissuta, appieno, e ti accorgi che ci sono giovani allegri, sorridenti e aperti, luminosi che vogliono vivere e ridere, socializzare, stare insieme, ed è anche grazie alla lezione di Filippo Cogliandro, di professione chef, ormai diventato in Italia una istituzione, che vuole fare conoscere la sua Calabria bella attraverso la sua cucina e il suo progetto de Le cene della Legalità, e che, finalmente, la sua contagiosa risata ti introduce nel suo bellissimo locale, l’Accademia Gourmet, un varco, scintillante, fatto di colori e gioia, ragazzi che ballano, si trovano e si ritrovano di nuovo, fatto di tanta gioventù, senza pensieri.
Come un mare d’agosto, la vista del mare che si vede dal locale di Filippo, la musica fa da sfondo alla cucina dello chef Cogliandro, ai sapori e i colori, la Calabria nel piatto, per un luogo conviviale pieno di allegria, la Calabria che tutti vogliamo, fatta di profumi che ti prendono l’anima, astratti ed evanescenti, rosmarino, lavanda, elicriso, ginepro… rendono unici questo scorcio di mare, azzurro e cristallino, fonte d’ispirazione per l’arte, il pensiero e la divagazione.

Sembra tanto lontana la Calabria, specialmente a Torino, a Milano, per distanza e modi, per kilometri e abitudini ma la gente è la stessa, fatta di musica, ballo, dj, ragazze belle e sfrontate, minigonne e short, tshirt e tatuaggi, stare insieme per ridere……i giovani sono tutti uguali, dovunque, in una Calabria fatta anche di nduja, mare e sole, ma è anche di altre cose come Storia, Architettura, Matematica, Musica, le panchine al sole, le palme di dieci metri, città eleganti, porticcioli pieni di barche di legno dipinto. E poi la
terra, i fichi d’india, il dialetto.

Ma soprattutto la vera Calabria è nei giovani, come dire che “ce l’abbiamo fatta…”, nel sorriso delle persone che ti accolgono come se fossi in famiglia, come se fossi tornato a casa, andare in Calabria è un po’ come tornare a casa, quando non ci siamo manca, come se fosse una persona vera. È il ritmo naturale della vita. Quando te ne vai, quando l’aereo decolla, non stai lasciando un luogo, stai lasciando un modo di vivere. che ti ha fatto più felice, e vuoi subito ritornare.

La Calabria che Filippo Cogliandro mostra e vuole fare conoscere è sulla sua tavola, i sapori della sua terra condivisi dalla sua brigata, una Dimensione dove convivono e lottano continuamente una splendida arte antica e un
imbruttimento selvaggio, una coscienza antimafia di cristallo e molteplici forme di illegalità, la generosità dei suoi abitanti, la voglia di andare via da un posto che non cambia mai e la voglia di tornare per recuperare la propria anima. Purtroppo, come ci dice Filippo Cogliandro, “ il mondo del food vuole “ assaggiare un territorio” con i prodotti, i sapori e i suoi colori, e, per questo, i cuochi devono imparare a comunicare ed essere ambasciatori del loro territorio, che, nel caso della Calabria, è fuori mano, fuori dai percorsi che fanno i critici e i giornalisti del food, Regioni facilmente accessibili, come l’Emilia, la Lombardia, il Veneto, il comparto enogastronomico deve fare rete, unire piccoli e grandi produttori in consorzi, organizzarsi e creare una comunicazione efficace sulla qualità dei prodotti calabri.
E attraverso Filippo, anche Reggio Calabria diventa musica, la sua cucina è anima e pretesto, unisce le terre, le regioni, le città, apparentemente per caso, ma in realtà con un luogo comune e un filo conduttore, che è quello di raccontare, parlare e spiegare e lo fa con la spontaneità e la semplicità della sua cucina, della sua grande cucina, dove si trovano i profumi aggressivi della Natura, il rosso appassionato del fuoco ma anche il bianco puro della sua neve, e anche l’azzurro accecante del suo mare, è dunque la grande umanità di Reggio e la maestosità della Reggia di Caserta, che ti chiamano se te ne vai, ti coccolano quando torni, ti fa piangere per delle ingiustizie che non ti aspetti, ma ti consola, col suo sole d’oro e il suo mare di cristallo.

VAI ALLA RICETTA

crediti ph: Stefano Mileto


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Da Buccino ad Ottaviano, un’innata passione per l’olio firmata Duraccio

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pubblicato il 31/08/2015
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pubblicato il 30/07/2015
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pubblicato il 22/07/2015
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4 CHEF ITALIANI E UN INTERO MENU CON LE CIALDE CAFFE'

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